Pesaro, omicidio di Marcello Bruzzese: caccia ai killer

Non sono ancora stati individuati i due killer che, verso le 18.00 del giorno di Natale, hanno assassinato Marcello Bruzzese. Si tratta di un 51enne di origini calabresi, che è stato ucciso con 30 colpi di pistola automatica calibro 9, mentre stava parcheggiando l’auto nel garage sotto casa, in via Bovio. La vittima è il fratello di un ex componente del ‘Ndrangheta, che, nel 2003, ha deciso di collaborare con la giustizia, dopo aver tentato di uccidere il capocosca. Le confessioni dell’uomo hanno consentito ai magistrati di venire a conoscenza dei legami esistenti tra la cosca Crea ed alcuni politici locali. Bruzzese era sotto protezione da parte del ministero degli Interni, ovvero percepiva un sostegno economico, ma non aveva cambiato identità.

Le indagini

Secondo gli inquirenti si è trattato di un agguato di ‘Ndrangheta. I carabinieri hanno raccolto le varie testimonianze, anche se bisogna dire che il delitto non ha avuto testimoni diretti.

Resta da compiere l’analisi delle telecamere, che sono posizionate ai varchi della zona a traffico limitato, che potrebbero riportare informazioni utili. Tuttavia, i sicari, stando alle ricostruzioni, avrebbero agito con i volti coperti da cappelli e sciarpe.

Secondo tentativo di omicidio

Bruzzese aveva rischiato di perdere la vita già un’altra volta, nel 1995, all’età di28 anni, in provincia di Reggio Calabria. In quell’occasione rimase ferito allo stomaco, mentre perse la vita il padre Domenico, il braccio destro di Teodoro Crea, ed il marito di una delle sorelle, Antonio Maddaferri.

Aveva già vissuto a Pesaro in passato, nel 2008, prima di trasferirsi in Francia. Tre anni fa aveva fatto ritorno nella città marchigiana, dove viveva sotto protezione con la famiglia. Tuttavia, non aveva modificato il proprio cognome, per tanto era abbastanza facile da rintracciare.

Un delitto ben preparato

Marcello Abruzzese riceveva uno stipendio dal ministero degli Interni e conduceva una vita semplice e tranquilla. I vicini di casa, infatti, hanno spiegato agli inquirenti che l’uomo frequentava abitualmente un bar del centro e la chiesa.

Nel programma di protezione, oltre alla famiglia di Bruzzese, erano stati inseriti anche i parenti più stretti, che la sera stessa del delitto sono stati trasferiti in altre città.

L’agguato si è tenuto in via Bovio, che, il pomeriggio del giorno di Natale, era praticamente deserta. I due killer hanno atteso Bruzzese davanti al garage e nel momento in cui ha iniziato la manovra di parcheggio gli hanno sparato da distanza ravvicinata. La vittima sicuramente non ha avuto modo di rendersi conto di nulla, anche perché il tutto è durato pochi secondi. I due assassini, terminato il lavoro, si sono dileguati a piedi, senza lasciare tracce.

L’indignazione del sindaco Ricci

Il sindaco di Pesaro Matteo Ricci ha pubblicato un post su Facebook, in cui esprime tutta la sua indignazione per l’accaduto: “Non è giusto che una città venga sconvolta in questo modo. Quanti sono i collaboratori di giustizia a Pesaro? Qual è il livello di sicurezza richiesto? Cosa non ha funzionato ieri?”. E ancora: “Già in passato Pesaro è stata sede di protezione per pentiti, ma ciò che è successo ieri è molto grave. Ora si creerà un’apprensione nuova e giustificata nella popolazione, stato d’animo che il sindaco deve provare ad interpretare”.

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