Pacchi bomba Usa: arrestato un uomo in Florida

Dopo giorni di terrore, nell’area di Miami, alcuni agenti delle forze dell’ordine americane hanno arrestato il presunto responsabile dell’invio di numerosi pacchi bomba, che sono stati recapitati ad esponenti di spicco del Partito Democratico, che si oppone al residente Trump. Sembra, infatti, che molti dei plichi siano stati spediti proprio da un ufficio postale della Florida.

Arrestato un uomo bianco di 56 anni

Cesar Sayoc, questo è il nome dell’uomo che è stato arrestato dalla polizia americana, perché ritenuto il responsabile dell’invio dei pacchi esplosivi, che in questi giorni hanno terrorizzato gli Stati Uniti. Si tratta di un 56enne bianco, che vive in Florida ed ha una casa ad Aventura, una cittadina posta sull’Atlantico, precisamente tra Miami e Fort Lauderdale. Il sospettato non è incensurato ed ha diversi precedenti criminali, ma soprattutto ha legami con New York.

Ad incastrarlo sarebbero state alcune tracce di Dna rivenute su alcuni pacchi bomba. Tuttavia, ad aumentare i sospetti nei suoi confronti sono stati gli adesivi posti sui finestrini del suo furgone bianco, fermo in un parcheggio di un’azienda, che riportano bandiere americane, ma anche foto del presidente Trump.

Tredici i pacchi bomba inviati

Secondo l’Fbi potrebbero essere stati spediti altri ordigni prima dell’arresto, per tanto è meglio mantenere un livello d’allerta alto. Attualmente i plichi intercettati sono 13, ma il numero potrebbe aumentare. Gli agenti dell’intelligence hanno fatto sapere, durante una conferenza stampa, che i pacchi sarebbero potuti esplodere se recapitati.

L’ultimo pacco sospetto è stato individuato in California, indirizzato al donatore dei democratici Tom Steyer. Il dodicesimo, invece, è stato sequestrato a Manhattan in un ufficio postale, prima che potesse essere recapitato a James Clapper, ovvero l’ex capo dell’intelligence Usa. Il più decisivo è stato il pacco 11, in quanto ha aiutato gli investigatori a concentrare le ricerche in Florida, dove è stato intercettato, ed era indirizzato al democratico Cory Booker, che ha sempre criticato con fermezza Donald Trump. Sembra che gli ultimi ordigni siano del tutto simili ai dieci che li hanno preceduti.

A ricevere il primo pacco bomba è stato George Soros, filantropo miliardario di origini ungheresi, poi ci sono stati quello rinvenuto nella residenza della ex candidata dei Democratici alla presidenza Hillary Clinton e quello diretto a Barack Obama. Tuttavia, nel mirino sono finiti successivamente anche John Brennan, l’ex direttore della Cia, Eric Holder, ovvero l’ex ministro della Giustizia, e Maxine Waters, deputata democratica. Infine, è stata la volta di De Niro, Biden, Booker e Clapper.

Donald Trump: rammaricato per la vicenda

Le parole di Trump in merito a tale faccenda sono state chiare: “Non consentiremo la violenza politica negli Usa, siamo impegnati a fermarla“. In più ha chiesto agli americani di unirsi per dimostrare al mondo che gli Stati Uniti sono coesi.

Il tycoon, inoltre, ha tenuto ad aggiungere che il responsabile verrà perseguito con la massima severità prevista dalla legge. Tuttavia, il presidente ha commentato la vicenda anche via Twitter, dichiarandosi rammaricato, in quanto tale vicenda porta ad uno sviamento dalle elezioni di Midterm, che, a suo avviso, stanno andando molto bene. In un tweet, infatti, si legge: “I repubblicani stanno facendo così bene nel voto anticipato e nei sondaggi, ed ora accade questa cosa della “Bomba” e il momento favorevole frena grandemente. Le notizie ora non parlano più di politica. Molto spiacevole quello che sta succedendo. Repubblicani, uscite e votate”.

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